Leggevo, poco prima di iniziare questo articolo,  il capitolo III dei Segreti di Roma di Corrado Augias, dedicato all’assassinio di Giulio Cesare; tre cose in particolare mi hanno colpito. Innanzitutto la figura di Catone l’Uticense, di tale levatura da essere scelto da Dante come custode del Purgatorio. Non dovrebbe meravigliare troppo che Dante abbia posto un pagano suicida, come scrive Augias, in tale ruolo: così come il Purgatorio simboleggia l’ascesa dell’uomo e il superamento dei limiti, il suo guardiano non può che simboleggiare la parte più elevata dell’uomo al di fuori della grazia divina.

imperator1Poi mi ha colpito come i titoli onorifici (sia pure di fondamentale valenza politica e militare) dictator e imperator abbiano nel corso della storia assunto un’accezione sempre più negativa. Il concetto non mi era nuovo, lo avevo già incontrato nel numero 30 di The Sandman di Neil Gaiman, nelle parole dell’imperatore Augusto:

Lycius: «Perché non sei re

Augustus: «Nomi… nomi. Avevano offerto la corona a Giulio Cesare, e lui la rifiutò. È una ragione sufficiente.
I romani sono un popolo orgoglioso. Non si permetterebbero di essere governati da un re.
Così mi faccio chiamare imperator—comandante. Così mi seguono, e mi obbediscono come farebbero con un re.
La gente mi affascina, Lycius.
È entro il mio potere di ridargli una repubblica. Stavo per farlo, due volte, quando ero spaventato e debole

Il richiamo a Ottaviano Augusto è stato il terzo punto che mi ha colpito. Avevo incontrato la figura del primo imperatore romano proprio in Sandman n. 30, dove emergeva appunto da quella di Cesare, che vi faceva tre rapidi apparizioni, nei ricordi di Augusto: ai funerali della madre, di cui Cesare era zio; nella tenda dello stesso Augusto, durante una campagna militare, in una scena indimenticabile nella sua atroce semplicità; e rapidamente nella scena del suo celeberrimo assassinio, quello che dà il titolo al III capitolo del libro di Augias, Quei ventitrè colpi di pugnale. Ma la sua presenza è costante in tutta la storia, un gigante della storia contrapposto allo stesso Augusto.

The Sandman è per me un’opera di importanza sufficiente che da meritare l’acquisto dell’edizione di lusso, The absolute Sandman, grazie alla quale ho avuto modo di notare meglio la sequenza di tre storie battezzata Distant mirrors, che nella prima pubblicazione in volume erano state misteriosamente rimescolate. La storia di Augusto si interpone tra quella di Maximilien de Robespierre nel n. 29  e quella di Joshua Norton nel n. 31; a rendere il parallelo ancora più evidente, i tre numeri hanno titoli di tre mesi in sequenza: Thermidor (l’undicesimo mese del calendario della rivoluzione francese, il cui inizio cadeva il 19 o il 20 luglio), August (il mese che dall’imperatore Augusto ha preso il nome) e Three Septembers and a January. Robespierre è chiaramente la figura più oscura, situata a un livello puramente materialistico:

robespierreJohanna Constantine: «La sua testa fu scagliata nell’Evros, e si narra che ancora chiamasse il nome del suo amore perduto quando raggiunse galleggiando il mare.
Questa è la testa di Orfeo, che ha vinto la morte, e che ora non può morire.»

Robespierre: «Ci prende per dei bifolchi, Johanna?
I miti sono morti. Gli dei sono morti. Gli spettri e i demoni e i fantasmi sono morti.
Esistono solo lo stato e il popolo

In una scena precedente, lo stesso Robespierre aveva esaltato l’«età di pura ragione» creata dalla rivoluaione, in cui i «nomi di dei e re defunti» erano stati cancellati dai nomi dei giorni della settimana e dei mesi, i santi dispersi, le chiese bruciate; così la rivoluzione e il Terrore si fondano sull’illuminismo. Il  contrasto con le parole di Augusto non potrebbe essere più netto:

Augustus: «Non sono un uomo vanitoso, Lycius.»

Lycius: «Non ho detto che lo fossi.»

Augustus: «Questo nome che ho scelto: Augustus. Non è stato scelto per vanità, ma per devozione, nella convinzione che il mio regno sarebbe stato di buon augurio per Roma

Lycius: «Però hai dato il tuo nome a questo mese.Si chiamava sextilus. Ora invece è Agosto. Sei stato tu a farlo.»

Augustus: «Non durerà. Tra un decennio probabilmente questo mese si chiamerà Tiberius
Scriviamo i nostri nomi nella sabbia; e poi le onde arrivano e li lavano via.»

Augusto, secondo Gaiman, basa la sua comprensione del mondo sui libri di profezie e sui misteri eleusini, e su questa comprensione costruisce un impero e pianifica i suoi limiti; così la sua fama attraversa i millenni, e il mese di Agosto ancora porta il suo nome. Robespierre invece nega persino l’evidenza, davanti ai suoi occhi, di una testa recisa che ancora vive e parla e canta, liquidandolo come il trucco di un mago e un oggetto di superstizione.

Joshua Norton apparentemente non ha nulla a che fare con gli altri due. Non è un imperatore o un tiranno: è solo un uomo che, apparentemente impazzito in seguito a un fallimento, si autoproclama Imperatore degli Stati Uniti d’America — nonché, più in là con gli anni, protettore del Messico. Nonostante questo la sua figura ha un innegabile fascino, tanto che la versione inglese di Wikipedia gli dedica un articolo piuttosto serio e lungo; e se la storia ce ne restituisce una figura burlesca, gli abitanti di San Francisco, dove viveva, lo trattavano con stima e affetto. Gaiman ne fa un ritratto affettuoso di una grande dignità umana, che riesce a sfuggire alle insidie della Disperazione, del Delirio e del Desiderio per rimanere tenacemente aggrappato al Sogno, diventando così una guida spirituale per la sua città e, in qualche modo misterioso, per l’intera umanità.

Se Robespierre è talmente calato nella realtà materiale da negare persino l’evidenza dei sensi, e Augusto riconosce l’esistenza di una realtà occulta dalla sua iniziazione eleusina e dalla lettura di libri di misteri, l’Imperatore Norton vive in un mondo occulto: pedina dei giochi di entità che vivono nell’Eternità, evita con semplicità e naturalezza, non scevre da un pizzico di follia, le trappole che gli vengono tese; e continua a perseguire il suo sogno fino alla quarta e ultima Eterna che incontrerà —quella che attende tutti noi—, cui lo legherà un’immediata e istintiva simpatia, e che lo onorerà con l’unico titolo spirituale dell’Ebraismo.

norton_b1Death: «Come ti senti?»

Norton: «Non so… dovevo partecipare a una riunione della Hastings society stasera, poi ho sentito come se qualcosa mi colpisse al petto…
Mi sento molto strano

Death: «Una volta eri ebreo, vero, Joshua? Hai mai sentito la storia dei 36 tzaddikim

Joshua: «Io… non credo.»

Death: «Dicono che il mondo poggi sulle spalle di 36 santi viventi—36 uomini e donne altruisti. È a causa loro che il mondo continua ad esistere.

Sono i re e le regine segreti di questo mondo.»


The Sandman: Copyright© DC Comics inc., a division of Warner Bros., a Time Company. Immagini e traduzioni inserite ai sensi dell’art. 70, Legge 22 aprile 1941 n. 633 e al titolo 107 del Copyright Act USA del 1976 (fair use).

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