tesla_coil_1 Finalmente ho finito la mia bobina di Tesla!
Carina, però…
tesla_coil_2 Guarda questo!
tesla_coil_3 Come hai fatto?
Il mondo in realtà non ha senso.
La scienza non funziona.
Nessuno te l’ha detto perché sei così carino quando ti appassioni a qualcosa.
tesla_coil_4 Bel giocattolo, comunque.
Adesso stai levitando!
Mi sa che ancora non hai capito.
http://xkcd.com/298

La striscia riportata sopra è una delle più interessanti (ma non tra le più divertenti) di xkcd, un fumetto Web di romanticismo, sarcasmo, matematica e linguistica, con un grande seguito tra i geek, i maniaci della tecnologia. Non andate ancora sul link riportato — cercate di capire il senso della striscia, leggete il mio articolo, cercate di nuovo di capire, e solo dopo visitate il sito. C’è un messaggio segreto che vi spiegherà il senso (suggerimento: portate il cursore del topo sulla striscia e apparirà un tooltip, un breve testo con un commento ulteriore). Chi invece ha già capito… non ha bisogno né di leggere questo articolo né di visitare il sito. Complimenti!

Un tempo investigare la natura della realtà era compito di filosofi e religiosi, tra i quali erano inclusi figure come eremiti ed asceti, non necessariamente legati a una religione ufficiale, e che quindi più si avvicinavano a una ricerca spirituale individuale. Oggi la scienza si è impossessata del campo, e ci dà una risposta che nei dettagli è complessa, ma la cui struttura generale è estremamente ingenua: la realtà è quella che percepiamo con i sensi e con gli strumenti di misura; se qualcos’altro esiste non è conoscibile se non per fede. Questa concezione della realtà è solida e coerente; chi sceglie di abbracciarla ha una strada larga e comoda da percorrere, e può permettersi di non avere dubbi. Neil Gaiman in The Books of Magic faceva dire a uno dei personaggi, a proposito di un investigatore dell’occulto che non credeva alla magia: “Ha ragione, per lui la magia non esiste. Ha deciso di escluderla dalla propria vita, e così non la può vedere”.

Una visione diversa della realtà ci è fornita dal mito della caverna di Platone (che può anche essere letto sul Web). In questa allegoria, uomini sono incatenati fin dall’infanzia in una caverna, senza neppure poter girare il capo, con le spalle alla luce proiettata da un grande fuoco, e possono vedere soltanto le ombre di oggetti trasportati da uomini alle loro spalle. La loro realtà è quella delle ombre di oggetti che imitano uomini, cose e animali. Uno dei prigionieri che riuscisse a liberarsi dovrebbe affrontare la vista del “grande fuoco” che fornisce la fonte di luce per proiettare le ombre; quindi accettare che le figure siano, in qualche modo, più reali delle ombre cui è abituato; e poi, ancora, comprendere come anche queste figure siano solo dei simulacri delle cose reali.

Platone intendeva la sua allegoria come contrapposizione tra il mondo percepibile attraverso i sensi e il mondo intellegibile, ossia delle idee, gli oggetti (dotati, secondo Platone, di esistenza propria) di indagine del nostro intelletto; ma naturalmente si presta bene ad altri tipi di contrasto tra modalità percettive. Per me la vita nella caverna è paragonabile a qualsiasi paradigma che miri a comprendere la realtà secondo una modalità unica; la scienza, con la sua volontaria autolimitazione ai fenomeni oggettivi e riproducibili, ricade senz’altro in questa categoria. Inoltre Platone intendeva il passaggio dalla percezione erronea della caverna a quella corretta degli oggetti reali come un percorso, per quanto difficile, da percorrere una sola volta: io penso invece che la realtà, se ne esiste una univocamente determinata, sia ben lontana dalla nostra percezione quotidiana, dai nostri sensi, e dalla scienza, e che i salti di percezione possibili siano, se non infiniti, quanto meno numerosissimi.

Intendiamoci, io sono un appassionato di scienza: sono anche stato per breve tempo un professionista (beh, quasi), e credo che la scienza sia un grande sistema per risolvere certi tipi di problemi, per fornire collegamenti tra fenomeni, per instaurare relazioni di causa-effetto, e che in generale fornisca un’ampia serie di utili strumenti concettuali; da qui a considerarla la nostra guida d’elezione per la comprensione della realtà ce ne passa. Ancora più ingenuo e sconcertante trovo il quadro della scienza che ci viene fornito dai mezzi di comunicazione e da molti scienziati: un quadro tranquillo e rassicurante, e tutto sommato poco interessante, secondo il quale buona parte dei fenomeni sono oramai ben compresi dalla scienza, e quel che resta sono quisquilie e dettagli. Ora, se mi limito ai campi che conosco meglio, tra i misteri trovo minuzie come il 90% della massa e il 70% dell’energia dell’Universo — escludendo naturalmente dal computo eventuali componenti non soggette ad interazione gravitazionale; e l’incompatibilità tra le due più importanti teorie della fisica del XX secolo. Prestando attenzione ai dettagli tra le righe dei media mi sono convinto che la situazione sia simile per gli altri campi della scienza; ma per me è più interessante quello che viene escluso su una semplice base metodologica. Paradossale — e ben poco scientifico — è poi porre l’accento sulle risposte cui siamo pervenuti, piuttosto che sulle domande ancora aperte.

Dove cercare le risposte che la scienza non fornisce? Risposte a domande secondarie, come ad esempio, ha un senso la nostra vita, o è davvero, come la scienza (ma non tutti gli scienziati, badiamo bene) lascia intendere, uno sbuffo di casualità nel ribollire di energia dell’Universo? Molte grandi religioni indicano come unica fonte possibile la verità rivelata, accessibile solo tramite la fede; altre forniscono dei metodi utilizzabili per la ricerca personale. Senza dare giudizi di merito tra le tre possibili vie — autolimitazione alla realtà sensibile, fede in una verità rivelata, ricerca spirituale personale —, non posso fare a meno di ritenere quanto meno curioso che le prime due escludano a priori la ricchezza del nostro mondo interiore. Se guardiamo dentro di noi senza dare nulla per scontato, con occhio critico e curioso, troveremo fenomeni di fronte ai quali le domande continueranno a moltiplicarsi; e la scienza non ha risposte, né può fornirne, perché il nostro mondo interiore è al di fuori del suo campo di indagine.

Che la scienza abbia dei vuoti credo sia inevitabile: i suoi tifosi più accesi propagandano l’ideale di una scienza che spieghi tutto, semplicemente, e sembrano credere che a questo ideale siamo molto vicini. Se si considera la scienza come uno strumento di conoscenza, uno tra i vari accessibili all’uomo, la credenza che la realtà possa essere completamente spiegata dalla scienza fa sorridere quanto quella sull’età della Terra derivante da certe interpretazioni letterali della Bibbia. Il mito della caverna si applica tanto al passaggio dall’esperienza sensibile alla scienza quanto alle rivoluzioni scientifiche, e può ugualmente bene applicarsi al passaggio dalla scienza alla ricerca spirituale personale.

Annunci