Avete mai notato quanto la cucina moderna sia un concentrato di tecnologia? Frigorifero, microonde, forno, elettrico e/o a gas, tostapane, robot taglia-sminuzza-trita-eccetera, frullatore, centrifugatore, frusta elettrica, bilancia al grammo, eccetera. In un’eventuale famiglia tradizionale, oramai sempre più improbabile, la tecnologia utilizzata dalla madre di famiglia sarebbe molto più ampia di quella utilizzata dal padre di famiglia…

Sembra difficile credere che vi sia un elettrodomestico che in cucina è utilissimo ma estremamente raro: si tratta del mulino. Un articolo sui mulini casalinghi era uno dei motivi per cui da un paio d’anni anni volevo aprire un blog… poi, per fortuna, qualcuno ci ha pensato prima di me. Non posso che esserne lieto, ma ho qualcosa da aggiungere.

I mulini casalinghi costano tanto, perché il mercato è molto limitato. Purtroppo. Se fossero più diffusi, costerebbero molto di meno — forse quanto un robot da cucina. La loro utilità è però indiscutibile:

  • consentono di ottenere farine di qualsiasi cereale;
  • permettono di semplificare enormemente la gestione della dieta per gli intolleranti al glutine;
  • la farina prodotta è ricca di elementi nutritivi;
  • il seme di cereale intero si conserva meglio, più a lungo e più facilmente di qualsiasi farina;
  • il tempo di preparazione della farina è estremamente ridotto rispetto a qualsiasi preparazione alimentare;
  • il costo della farina di grano macinata a casa è paragonabile a quella acquistata (con minori problemi di conservazione); quello delle farine di altri cereali è enormemente minore.

Gli italiani spesso tendono a confondere il modo di mangiare dell’Italia contemporanea con la dieta mediterranea: le differenze tra le due sono notevoli. La dieta mediterranea si basa su una piramide alimentare che ha alla base frutta e verdura, seguita da cereali e loro derivati (di produzione casalinga), quindi da carne e pesce, con abbondante uso di olio di oliva a crudo. Il modo di mangiare moderno in Italia prevede alla base pasta e pane prodotti industrialmente, seguiti da carne, in buona percentuale in forma di insaccati, un pochino di pesce, pochissima frutta e verdura, tanti fritti, tanto burro e oli di tutti i tipi; per non parlare dei prodotti dolciari.

Qualche anno fa, tra le tante mie letture, si è inserito un interessante libro di una scrittrice indiana. Una delle cose che più mi colpirono fu l’importanza vitale del riso nell’alimentazione delle fasce più povere della popolazione indiana: mezzo sacco di riso nascosto sotto terra poteva rappresentare la differenza tra la vita e la morte per un’intera famiglia. Ma come?, mi chiesi, il consumo di riso assoluto non era la causa del beriberi? Ma naturalmente, il riso tradizionalmente consumato in India e in Cina è riso integrale, non raffinato, ricchissimo di vitamine del gruppo B e di sali minerali: un alimento molto più completo del riso bianco (o addirittura brillato, cioè trattato con talco) comunemente consumato in Italia. Il raffinamento del riso, così come quello di tutti gli altri cereali, elimina praticamente tutti i micronutrienti presenti nei cereali, rendendo il prodotto finale unicamente una fonte di macronutrienti: tanti carboidrati, un po’ di proteine, e null’altro. La moderna dietetica, in qualità di supporto all’industrializzazione dell’alimentazione, cerca di convincerci che i macronutrienti siano la base dell’alimentazione: l’uomo, sembrano suggerirci, è come un’automobile, ha bisogno innanzitutto di benzina; e la sua benzina sono i carboidrati. A differenza di un’automobile, però, è in grado di ripararsi da solo dall’usura: per far questo, ha bisogno di un moderato apporto di proteine.

Sui dettagli i dietologi si perdono. Si arrabattano tra la necessità di ammettere che il corpo umano ha bisogno di altro — vitamine e sali minerali —, e l’evidente difficoltà di compensare le enormi quantità di cibo raffinato che assumiamo. La soluzione è evidente, ed è la dieta mediterranea: tanta frutta e verdura. Cereali solo integrali, in quantità limitati. Poco pesce, pochissima carne.

Il mulino, quindi, è tutto sommato un accessorio secondario: serve a rendere più utilizzabili i cereali — rigorosamente integrali, per dare il giusto apporto di micronutrienti; biologici, per evitare i pesticidi che si depositerebbero nel tegumento; e interi, per evitare l’eliminazione del germe, ricco di micronutrienti. Non è una panacea: è necessario innanzitutto passare pasta e pane al secondo gradino dell’alimentazione, e solo successivamente badare alla loro qualità. Con queste accortezze, il mulino permette di ottenere pasta, pane, dolci, polente, molto più gustose e nutrienti di quelle in commercio.Il costo dei mulini casalinghi è indubbiamente troppo elevato… ma questo è solo un problema di mercato: pochissimi consumatori sono interessati ai mulini, e quindi questi sono cari. E poi, vogliamo confrontare il fascino di  un mulino, e di tutto il tempo che richiede la farina da esso prodotta per divenire commestibile, con quello di un forno a  microonde, perfetto per riscaldare i pasti precotti venduti al supermercato?…

Annunci