Erano almeno due anni che volevo iniziare un blog. C’erano alcune idee che mi premeva diffondere; in questo momento, alcune mi sfuggono, altre sono già state descritte da altri — ma non è detto che non ci torni su, in futuro. Per ora, vorrei solo raccontare come sono arrivato a dare un titolo a questo blog.

Innanzitutto, il motto. Quello è stato facile: è una delle mie citazioni preferite, mediata da Neil Gaiman (ebbene sì lo confesso, non leggo Ovidio…) Neil Gaiman è un grande autore di fumetti, e in questo ruolo è uno degli scrittori che preferisco; credo che qualcuno dei miei prossimi articoli sarà proprio su The Sandman. E una delle sintesi più efficaci di quest’opera è proprio in questa frase: everything changes, nothing is truly lost, «tutto cambia, nulla va perduto». Nel brano di Ovidio da cui è tratta, questa frase sta ad indicare la trasmigrazione delle anime, la conservazione di un’identità spirituale al di là del ciclo della nascita e della morte. Nell’accezione dell’intera opera di Gaiman, la frase indica piuttosto una filosofia di vita: l’inevitabilità del cambiamento, le trasformazioni che porta, la sofferenza della crescita, il dolore di cessare di essere ciò che siamo e divenire altro; e l’arricchimento che questo dolore porta. È un percorso spirituale, una guida per la vita, il cui significato diviene quindi quello della crescita.

Non è solo di questo che voglio parlare su queste pagine: però è sicuramente un filo conduttore. Perché parlare? Cosa c’è da dire? Qual è lo scopo di comunicare? Omnia mutantur, nihil interit. Comunicare fa crescere me, e magari anche qualcuno dei miei lettori, apre la mia mente e la loro. È per crescere che siamo su questa Terra, su questo piano, a vivere questa vita. Quindi, anche se le idee che ho da esprimere, che da troppo tempo stanno solo nella mia testa e in qualcuna delle mie conversazioni, non sono solo quelle relative alla spiritualità, il filo conduttore è comunque quello.

Una volta scelto il motto, non mancava che il nome del blog. Con dispiacere ho constatato che omniamutantur era non solo già preso, ma anche tristemente vuoto; mentre nihilinterit, meno bello perché di difficile lettura in assenza di spazi, era occupato ma almeno in uso (in una lingua per me irriconoscibile, ma che l’Oracolo della rete sembra riconoscere come Finlandese). Fortunatamente, il prosieguo del brano di Ovidio mi ha offerto una frase ancora più bella: spiritus errat, lo spirito vaga. In effetti, gli argomenti su cui mi piacerebbe scrivere sono così vari che possono essere accomunati solo da questa frase. Il mio spirito vaga, dalla spiritualità alla politica, dall’informatica al nutrizionismo, dalle frasi captate in tram ai libri e ai fumetti che leggo; rielaboro ciò che mi arriva, e lo ritrasmetto — finora sempre solo in conversazioni casuali, d’ora in poi anche su queste pagine —; qualcun altro lo recepirà, e forse farà continuare il giro di idee, che arricchisce tutti.

Se lascio andare una moneta sono forse un po’ più povero; se lascio andare un’idea sono certamente molto più ricco.

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